La mia pratica produttiva si nutre della disciplina architettonica; tuttavia, non tratto l'architettura come una forma direttamente rappresentata nel dipinto, ma come una struttura invisibile. Il pensiero architettonico funziona nei miei lavori come un sistema che non si legge in superficie ma che sostiene la composizione. Linea, ritmo e continuità sono i corrispettivi dell'architettura nel dipinto. La struttura esiste come una spina dorsale che non si impone sulla superficie del dipinto; che organizza forma, vuoto e flusso.
Nei miei dipinti, la relazione tra pieno e vuoto si colloca come elemento fondamentale costitutivo. Come le aree si aprono l'una all'altra, dove si concentrano e dove respirano, determina il ritmo della composizione. Il vuoto per me non è un'area passiva; è un componente attivo che definisce la forma, che dirige il movimento. Questo approccio nasce dal trasferimento della consapevolezza spaziale sulla superficie pittorica.
Mentre l'architettura propone uno spazio che resiste al tempo, il dipinto rende possibile un processo che evolve nel tempo. Nella mia produzione è determinante la tensione tra questi due approcci. I lavori iniziano generalmente con una costruzione strutturale; man mano che il processo avanza, il controllo si allenta e l'intuizione entra in gioco. La linea non segue un percorso fisso predeterminato; si trasforma, si ripete e si espande. Queste ripetizioni non sono solo una scelta formale, ma un modo per rendere visibili ritmo e continuità.










