Parlare Accanto a Sé; Ritmo Fragile
PARLARE ACCANTO; RITMO FRAGILE La Politica del Silenzio Attraverso Tempo, Spazio e Corpo In un periodo in cui i confini tra cinema e pratica artistica contemporanea si offuscano, tre artisti provenienti da generazioni e geografie diverse—Ira Sachs, Béla Tarr e Karimah Ashadu—formano una linea comune di resistenza estetica: rendere monumentali i momenti ordinari della vita quotidiana, rendere visibile l'invisibile e usare la temporalità stessa come strumento politico contro l'economia narrativa imposta dalla velocità. Questi tre nomi, pur lavorando in media e contesti diversi, posizionano il silenzio, l'attesa e l'osservazione come atteggiamenti radicali contro le strutture narrative dominanti. I micro-universi che Sachs costruisce sulla queer intimacy, gli stati umani che si dissolvono nella lentezza apocalittica di Tarr e la negoziazione che il corpo stabilisce con lo spazio nella Lagos postcoloniale di Ashadu, tutti pongono la stessa domanda in tonalità diverse: In un mondo prodotto, consumato e dimenticato in fretta, che tipo di azione comporta fermarsi e guardare? Il cinema di Ira Sachs, combinando l'atteggiamento politico del cinema queer con la forza dell'intimità del melodramma, mostra come lo spazio privato si trasformi in un campo di battaglia ideologica al suo interno. In film come "Passages" e "Frankie", la geopolitica emotiva tra i personaggi rivela come lo spazio un appartamento parigino, una casa estiva in Portogallo modelli e limiti i desideri dei personaggi. Sachs, ricodificando la comprensione dell'intimità improvvisativa di John Cassavetes con una sensibilità queer, rifiuta i meccanismi di "soluzione" e "chiusura" imposti dalle strutture narrative eteronormative. I suoi personaggi non si risolvono, esistono semplicemente con le loro incertezze, con...
