
Aziz Kuzgun
TR
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ABSTRACT GRAFFITI
Questi lavori figurativi, che chiamo Abstract Graffiti, costituiscono una pratica pittorica che indaga la relazione tra gesto, corpo, ripetizione, superficie urbana e identità visiva. I lavori ricostruiscono su pannello di legno un linguaggio visivo appartenente allo spazio pubblico, mettendo a confronto l'atto diretto e personale del segno proprio del graffiti con la concezione storica del gesto nella pittura.
Le superfici che creo con colori acrilici su pannelli di legno non sono intese come sfondi di un'unica immagine, bensì come palinsesti stratificati e in continua trasformazione. La sovrapposizione di colori diversi, il loro coprirsi, rendersi visibili e cancellarsi parzialmente evoca la memoria visiva delle pareti urbane dipinte, consumate e riscritte innumerevoli volte nel corso del tempo. La superficie smette così di essere il supporto passivo del dipinto e diventa uno spazio attivo che porta con sé il proprio passato, sul quale vengono aggiunti nuovi segni.
Il pennarello acrilico a tag che utilizzo su questa superficie libera la linea dal ruolo di semplice contorno. Mentre traccio i limiti delle figure, seguo la continuità e il ritmo di un'azione di tagging, sollevando la mano il meno possibile. Non "disegno" figure prestabilite nel senso tradizionale del termine; stabilisco una relazione diretta tra il movimento della mano e l'emergere della figura. Per questo motivo, la linea è prima di tutto una traccia corporea, un registro del gesto e dell'azione, prima ancora di essere un mezzo di rappresentazione.
Questo approccio instaura un dialogo con la concezione gestuale di Jackson Pollock, che trasformava la superficie pittorica in uno spazio del movimento corporeo, e con l'eredità storica del linguaggio di Jean-Michel Basquiat, fatto di segni di origine urbana, scrittura, figure e disegno diretto. L'obiettivo, tuttavia, non è riprodurre il linguaggio visivo di questi artisti, ma ripensare le comuni radici azionali del gesto astratto espressionista e del tag graffiti all'interno di un sistema figurativo contemporaneo.
Man mano che la linea si ripete, le figure si moltiplicano. Volti, corpi e forme organiche che emergono fianco a fianco, sovrapposti e intrecciati tra loro non sono mai del tutto identici l'uno all'altro. Le figure affini che derivano le une dalle altre si comportano come variazioni e mutazioni visive. La figura singola perde progressivamente importanza; al suo posto subentra un corpo collettivo, una folla anonima o un organismo che si moltiplica al proprio interno. L'avvicinarsi di forme che evocano l'umano e l'animale rende ancora più indefiniti i confini fissi e certi dell'identità.
Qui si trasforma anche la natura di "firma" del graffiti. Il tag è normalmente l'azione con cui l'artista si rende visibile nello spazio pubblico, il modo di dire "ero qui". Nella mia pratica, invece, questo segno personale si moltiplica con la ripetizione, si trasforma nel confine della figura e alla fine inizia a dissolvere l'identità individuale all'interno di una folla visiva anonima. La firma si trasforma da identità in motivo, da motivo in corpo, da corpo di nuovo in segno.
Lo spazio colorato e privo di motivi che lascio attorno alle composizioni costituisce un secondo contesto di questa trasformazione. Questo spazio, che funziona come una sorta di passe-partout, allude a un frammento di parete strappato dalla strada o alla riformulazione di una superficie pubblica all'interno di una galleria. Il lavoro si colloca così al confine tra spazio pubblico e spazio dell'arte istituzionale, tra segno libero e oggetto artistico incorniciato.
Abstract Graffiti, in questo senso, va oltre l'essere una serie che trasporta l'estetica del graffiti nella pittura. I lavori indagano come il gesto produca un'identità, come la ripetizione trasformi l'individualità e come i segni lasciati su una superficie si convertano in una memoria visiva.
Le figure che ne risultano non sono né semplici ritratti né semplici motivi. Sono organismi visivi formati dalla sovrapposizione di corpo, segno, memoria e movimento. La pittura si trasforma qui non tanto nella rappresentazione di un'immagine, quanto nel registro di un continuo processo di divenire che si svolge su una superficie.
